È il tempo.

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Lupo bovaro… mi si erano anchilosate le mani e atrofizzato il cervello, ecco finalmente svelato l’arcano del non scrivere e del non andare a pesca. Se dicessi “solo” per lavoro – beh bah boh buh bih – sfaterei il detto “…nobilita l’animo” ma soprattutto la mia personalissima visione che rimane pur sempre molto terrena, che si riassume in: comprare croccantini, svago, pagare casa e bollette. Ahhh un tassello onnipresente è il veterinario il buon sostituto del dentista… eppure se rinasco sto giro chiederò con o senza la fatttttt…

Queste righe le ho scritte a singhiozzi (molte parti le userò per altro) nel periodo di fermo biologico personale, come sempre un filo logico non esiste, soprattutto ora che son rientrato da pesca, dopo svariati mesi, e mi ritrovo a pigiare tasti a mareggiata.

Alle volte non è il lasso di tempo tra una pescata ed un’altra che ci fa tribolare, il tempo è solo nemico dell’impazienza e della frenesia che accompagna indistintamente noi pescatori. Per forza di cose va a cozzare – anzi è l’indiscusso mandante – con lo smontare l’attrezzatura avendo sopra la testa la nuvoletta del bradipo.
Ogni rientro è un solito replay: appagatezza che fa a cazzotti con la mezz’oretta in più che non si è potuta fare, il dubbio di dover essere sullo spot ancora prima per bagnare il filo ancora prima, il ragionare o meglio l’inventare un possibile confronto immaginario tra lo spot in cui si è pescato e l’altro che si pensava; sicuramente l’architettare un furto lascerebbe meno dubbi di riuscita e riflessioni.

La potenza della Carpa

Per noi pescatori vi è solo un’unica costante e verità, l’avere troppo poco tempo da dedicare o che vorremmo dedicare, per di più non tutte le pescate sono uguali ed alle volte capitano delle piccole sfaccettature che son fonte di distrazioni malsane. Per nostra fortuna il liquido fa svuotare la mente, fa volare il tempo, e fa pensare già alla prossima ancor prima di aver chiuso il tutto.

Oggi, dopo mesi ho caricato la macchina in un nanosecondo, 25 minuti ad andare 20 minuti per tornare, ecco il tempo che mi occorre per sentire campanacci, vedere natura e poter respirare davanti ad uno specchio che è tra i più grandi della Sicilia.
Proprio in queste poche ore ho appreso come pescare su un fondale sporco di tronchi e ramoscelli, non mi era mai successo a feeder, ci sarò stato mezz’ora per canna, ma il rientro anche questo giro ha dato quel valore aggiunto, soprattutto per le diverse visite ricevute ed una che si annovera come “conto aperto”.
Mi sa che “mi son punito” abbastanza e inutilmente per non percorrere la strada più spesso anche se il tempo da dedicare sarà di poche ore.

Italica Fishing

Testo e Foto a cura di Marco Abate